Leggendo le parabole – Il granello di senape

L’uso e lo sviluppo del poco

“Disse ancora”: quell’ancora dello Spirito santo serve ad indicarci che stiamo vedendo aspetti parziali, e che ci converrà dopo, guardarli nell’assieme per averne il concetto chiaro. Disse ancora: “A che assomiglierò io il Regno dei cieli, e con quale similitudine, lo rappresenteremo?” La domanda, nella bocca di Gesù, è meravigliosa, come se fosse difficile spiegare il soggetto. La difficoltà non fù, non è in Lui, ma in noi ad intendere; perciò serve a dirci che bisogna, per lo Spirito Santo, indagare, al di là delle nude parole, coglierne il senso, e soprattutto, imparare ad udire la voce dietro le parole. Era come dire: tenete a mente che sono soltanto similitudini, lontane rappresentazioni di una realtà che bisogna investigare con amore e interesse, perché ai discepoli è dato di conoscere i misteri del Regno dei cieli.
“Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, il quale un uomo prende, e lo semina nel suo campo. Esso è bene il più piccolo di tutti i semi; ma quando è cresciuto, è la maggiore di tutte le erbe e diviene un albero, talché gli uccelli del cielo vengono, e si riparano nei suoi rami”. Marco ricorda cosi: “il quale quando è seminato, è il più piccolo di tutti i semi”, dando cosi l’enfasi al piccolo “quando è seminato”.
Una prima difficoltà: E’ davvero, il granel di senape il più piccolo di tutti i semi? Alcuni osservano che non è; però i viaggiatori in Palestina hanno trovato che il seme del senape che cresce in quei luoghi è davvero piccolissimo. Eppure non abbiamo bisogno di questa informazione, perché la forza della parabola non diminuirebbe anche se si trovassero dei semi più piccoli. Anzitutto va notato che una delle traduzioni (Diaglot) ha: “Uno dei più piccoli di tutti i semi”, cogliendo il senso recondito dietro l linguaggio figurativo che, tante volte non si può tradurre a rigore di lettera. Inoltre, bisogna considerare: “Il quale quando è seminato è il più piccolo, ma quando cresce è la maggiore di tutte le erbe”. Qualcuno traduce “piante d’orto”. Il piccolo e grande sono nella relazione fra il prima e il dopo: non vi è nessun seme cosi piccolo che produca una pianta cosi grande; la lezione nascosta è: il Regno dei cieli comincia da ciò che è appena visibile, ma quando è usato, sviluppato, supera tutto ciò che si possa seminare nell’orto. Il più piccolo diviene il più grande: Ci vengono indicate le misure del cielo, e apprezzamento ed uso di ciò che è appena visibile. E, poiché la scrittura si spiega con la scrittura stessa, ci domandiamo se abbiamo in altro posto, qualche notizia che aiuti a bene intendere la parabola. L’abbiamo: Vi è diretto accenno al granello di senape in Matteo 17:20; e Luca 17:6 ed un indiretto in marco 11:22-24.
I discepoli domandarono al Signore perché essi non avevano potuto liberare il fanciullo e cacciare il demonio. Gesù rispose: “per la vostra incredulità; perciocché io vi dico in verità, che se aveste di fede quanto un granel di senape, voi direste a questo monte: passa di qui a là ed esso vi ubbidirebbe”. In Luca 17 leggiamo che il Signore ha comandato di perdonare il fratello che si pente, anche se abbia peccato sette volte nello stesso giorno. Le parole produssero uno di quegli effetti distanti, dal cuore dei discepoli, i quali dovettero pensare che ci vuole tanta fede in Dio, che ripara, e sa tutte le cose, per poter essere tanto magnanimi! Perciò, dissero al Signore: “Accresci la fede”. Se, infatti, non leggiamo nel pensiero non espresso dei discepoli, non possiamo capire il senso della risposta all’insegnamento sul perdono. La risposta di Gesù conferma la connessione: cioè, solo chi è davvero ancorato in Dio, crede con tutto il cuore, e aspetta da Lui forza e ogni bene, solo quel tale può essere misericordioso e benigno. Indirettamente abbiamo una lezione vitale, che, cioè, più crediamo, davvero, in Dio, più impariamo a vivere la carità di Lui. “Signore accresci la fede”. Come se essi ne avessero avuto qualche piccola quantità, ma che ritenevano insufficiente.
“E il Signore rispose: Se voi aveste pur tanto di fede quant’è un granello di senape, voi potreste dire a questo moro (sicomoro): diradicati, e piantati nel mare. Il monte, il sicomoro ubbidirebbero e sparirebbero nel mare: l’albero ha messo la radice, e verrebbe sradicato; il monte di grande mole sparirebbe davanti: cose grandi che spaventano e cose cattive che mettono radici, sono continui turbamenti: monti di difficoltà, radici di amaritudini e risentimenti. Il santo che vuole avere vittoria deve essere liberato e dall’una e dall’altra cosa. Non guardi a ciò che appare difficile o impossibile, ma fissi l’occhio al Signore; non serbi alcuna radice di male in sé, ma in fede, confidando in Dio, e non nella bontà dell’uomo, comandi all’albero di sprofondarsi nel mare del perdono e della dimenticanza. Tutte e due le volte l’immenso miracolo è operato a mezzo di una fede simile al granello di senape, piccola, il più piccolo possesso che paia di avere l’orto dell’anima: la Chiesa, e ciascuno di noi è un orto serrato (cantico dei cant. 4:12). Ci vuole tempo per capire che ciò che davvero abbiamo è fondato, alla fine, in ciò che crediamo: quel che pare più piccolo assume le proporzioni più grandi. Alla fine la confidanza assoluta in Dio, per cui distogliamo l’occhio da noi e dagli altri, diverrà la pianta maggiore del nostro orto. Presso al termine di tutta una vita ricca di doni e ministerii, il vanto di San Paolo era che sapeva in chi aveva creduto, che aveva serbato la fede, ed aveva confidanza in Gesù Cristo, che lo guarderebbe e lo conserverebbe fino alla fine.
Fede quanto un granello di senape. “Accresci la fede”. E Gesù rispose: “se aveste”. Non avevano dunque nessuna fede i discepoli ? —– Ma se non avevano come erano andati da Lui, e come potevano domandarLo? Senza fede ne si va ne si domanda; credere ed andare a Gesù è la stessa cosa (Giovanni 5:36) : ” Chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avra giammai sete”. Una fede, per piccola che fosse, i discepoli l’avevano: eppure, Gesù, alla domanda ” accrescici”, rispose: “Se aveste”. —– La spiegazione è che si parla di una fede speciale, perché anche in questo campo ve ne sono di varie specie; il granello di senape è relativo al regno, e quindi si accenna a una fede speciale di un popolo che è chiamato a regnare con Cristo, un popolo che non vede monti, ma che contempla il Signore, e che non permette ad alcuna amaritudine di mettere le radici, e, se l’ha messa, le comanda di andare via: E’ una fede assoluta nel trionfo in Dio. Ma questo ci porta al terzo passaggio (Marco 11:22-23), dove il granello di senape non è menzionato, ma dove l’insegnamento è più allargato.
Apriamo Marco 11, al verso 20 leggiamo: ” E la mattina seguente, com’essi passavano presso del fico, lo videro secco fin dalle radici. E Pietro, ricordandosi, gli disse: Maestro, ecco, il fico che tu maledicesti è seccato. E Gesù, rispondendo disse loro: Abbiate la fede di Dio. Perciocché io vi dico in verità, che chi avrà detto a questo monte: togliti di là, e gettati nel mare; e non avrà dubitato in cuor suo; anzi, avrà creduto che ciò che egli dive avverrà; ciò che egli avrà detto gli sarà fatto. Perciò io vi dico: tutte le cose che voi domandate pregando, crediate che le riceverete, e voi le otterrete. E quando vi presenterete per fare orazione, se avete qualcosa contro alcuno rimettetegliela”.
Albero secco alle radici; monte da gettarsi a mare, rimettere é fede di Dio.